Secondo dati ISTAT, al 27 aprile 2020 sono oltre 7 milioni le persone con più di 75 anni in Italia. Di questi, circa 2.8 milioni sono multicronici, ovvero convivono con tre o più patologie croniche. 
Proprio queste persone sono doppiamente a rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 per età e malattie pregresse, con un tasso di letalità del 19,03% nella fascia di età 80-89 anni, come riportato nel documento Iss – Istituto Superiore di Sanità “Dati cumulativi della Sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità”.
Per questo motivo, più di tutti devono osservare precauzioni ancor più rigide per prevenire il contagio da Covid-19, limitando al massimo i contatti con l’esterno e le uscite dal domicilio.
Nulla di diverso dalle limitazioni di cui abbiamo sofferto e stiamo tuttora soffrendo tutti. Ma nel caso di queste persone fragili (fra poco andremo a specificare il concetto di “persona o paziente fragile”), le complicanze dovute alla riduzione degli spostamenti risultano più invalidanti.
Difficoltà di accesso a cure mediche necessarie, minor monitoraggio dello stato di salute, ridotta aderenza alla terapia, decadimento fisico e cognitivo come conseguenza dell’isolamento e delle rare interazioni sociali: la pandemia ha compromesso ulteriormente il quadro clinico e psicologico già delicato di persone che hanno un bisogno di assistenza costante e controlli medici periodici.
In questo articolo proveremo a metterci nei panni di queste persone fragili, per costruire una visione d’insieme di quella che è la loro esperienza dell’emergenza sanitaria, indagando le problematiche più frequenti e possibili soluzioni sulla base di alcuni casi concreti di assistenza già attivi in tutto il mondo.

Chi è il paziente o la persona fragile?

Paziente fragile, persona fragile, persona assistita fragile, paziente anziano fragile, persona fragile, anziano fragile, persona anziana fragile… sono tanti i modi in cui viene definita in ambito medico la figura di una persona over 75 con comorbilità.
Sono sicura che i pochi paragrafi di introduzione avranno istantaneamente portato alla vostra mente l’immagine di una persona di vostra conoscenza che corrisponde alla descrizione fornita sopra.
Se la terminologia medica non utilizza un termine univoco e universale per riferirsi a queste persone, nella nostra esperienza di vita abbiamo ben chiaro di chi stiamo parlando: i nostri nonni, genitori, zii, vicini di casa, amici di famiglia, che hanno un’età avanzata, convivono con una o più patologie croniche e che talvolta hanno bisogno del nostro aiuto per svolgere le attività più semplici.
Quale è la definizione del concetto di “fragilità”?
Il dibattito esiste nella letteratura scientifica ma ad oggi non è giunto a stilare criteri condivisi e universalmente accettati per identificare a livello clinico la persona fragile.
La Classificazione internazionale delle malattie (ICD, dall’inglese “International Classification of Diseases”) è un sistema di classificazione nel quale le malattie e i traumatismi sono ordinati in gruppi sulla base di criteri definiti.
Al momento, la classificazione ICD-10 è adottata in Italia per la codifica delle cause di morte nella rilevazione ISTAT sui decessi.
Questo sistema non prevede un codice per identificare la condizione di “fragilità”; proprio da qui nasce la molteplicità di termini.  
Alcuni utilizzano il termine persona / paziente fragile per riferirsi in senso ampio a tutte le persone che presentano uno stato di vulnerabilità, includendo anche le persone con disabilità, con malattie croniche, in riabilitazione, in stato di gravidanza, immunodepressi, neoplastici e così via.
In questo articolo, si farà riferimento alla definizione riportata qui sotto che si riferisce a persone con oltre 75 anni e più patologie croniche.
Come abbiamo anticipato, la fragilità viene ricondotta a una condizione di “vulnerabilità” dell’organismo che, a causa della convivenza con molteplici patologie croniche, dell’età avanzata, della polifarmacoterapia, connesse talvolta con una scarsa autosufficienza e/o problematiche economico-sociali, è meno resistente ai fattori che possono scatenare uno stato di malattia.
Ne consegue un lento ma costante declino delle funzioni di organi e apparati, con la tendenza a manifestare aggravamenti, complicanze, “scompenso a cascata” che provocano un aumento dell’incidenza di ospedalizzazioni, nonché del rischio di disabilità e, infine, morte.
Ma condurre la condizione di fragilità a una mera dimensione fisica è riduttivo; vanno anche considerate le dimensioni cognitiva, affettiva, comportamentale e sociale.
Infatti, attorno a una persona fragile possono gravitare anche una serie di complicazioni a livello cognitivo e comportamentale (sintomatologia depressiva, stanchezza cronica, ridotta capacità a far fronte a stress ambientali, insorgenza di comportamenti anomali), affettivo (solitudine, isolamento, ridotta capacità di interazione sociale) e sociale (indigenza, mancanza di una rete familiare o territoriale di supporto, mancanza di punti di riferimento per l’assistenza sanitaria). 
A causa della loro vulnerabilità, queste persone vanno assistite, tutelate e protette per assicurare il loro benessere.
Con un’incidenza varia a seconda del loro livello di autonomia e indipendenza e delle patologie croniche manifestate, necessitano di supporto nello svolgimento delle attività quotidiane da parte di familiari o caregiver, nonché di controlli medici periodici presso medici specialisti diversi.
Ed è proprio l’assistenza resa difficoltosa dalla pandemia da Covid-19 che ha minato la qualità della vita di queste persone che, per fragilità, soffrono le forme più gravi della malattia e registrano il tasso di mortalità più elevato.
Per ridurre il rischio di contagio, da un lato, rinunciano a recarsi presso strutture sanitarie per sottoporsi a cure mediche per patologie pregresse, incorrendo in un decadimento generale dello stato di salute; dall’altro, limitano i contatti non strettamente necessari con caregiver e familiari, con un conseguente peggioramento delle funzioni cognitive.
L’emergenza sanitaria vissuta dalle persone fragili
Alla luce di questo profilo, possiamo immaginare le conseguenze che il periodo di emergenza sanitaria ha provocato su queste persone, ancor più gravi rispetto alle fasce di popolazioni più giovani e con minori problemi di salute.
Secondo i dati ISTAT sull’andamento dei decessi nel periodo 1 gennaio – 31 ottobre per gli anni 2015-2020 la differenza dei decessi al 31 ottobre 2020 sulla media 2015-2019 è di 52.306 con una variazione del 9,8%.
Su questi, le classi di età con la maggiore differenza sono la classe 75-84 che registra un aumento di 11.018 decessi (variazione del 6,9%) e la classe 85 e più, con una differenza di 33.393 (variazione 13,6%). Le classi 0-64 e 65-74 hanno una variazione rispettivamente del 1,1% (differenza di 634) e del 10,1% (differenza del 7’261).
In attesa di dati Istat complessivi relativi al periodo gennaio-dicembre 2020, leggiamo questo estratto dal Rapporto Istat – ISS “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente periodo gennaio-novembre 2020”: 
Nel periodo di osservazione dell’epidemia di Covid-19 (febbraio-novembre 2020) si stimano complessivamente circa 84 mila morti in più rispetto alla media del 2015-2019. I decessi di persone positive al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza integrata riferiti allo stesso periodo sono 57.647 (il 69% dell’eccesso totale). Si ricorda, tuttavia, che il rapporto tra i decessi segnalati alla Sorveglianza Integrata e l’eccesso di mortalità del periodo febbraio-novembre 2020 non può dare conto del contributo effettivo del Covid-19; questa misura, infatti, risente di problemi metodologici collegati al consolidamento delle basi dati (sia della Sorveglianza integrata sia di Istat) e della difficoltà nell’identificare i decessi causati da Covid-19 quando questi avvengono in pazienti con numerose patologie concomitanti.
Oltre ai dati ufficiali sui decessi di persone positive al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza Integrata, vi è un sommerso di vittime “indirette” con patologie pregresse che per mesi non sono state messe in condizioni di accedere a cure mediche, soprattutto durante l’emergenza sanitaria.
La limitazione degli spostamenti ha inevitabilmente complicato l’accesso alla cura sotto diversi aspetti.
Le persone fragili hanno spesso bisogno di controlli periodici, da effettuarsi presso medici specialistici diversi, talvolta recandosi presso strutture sanitarie diverse.
Soprattutto durante i primi mesi di emergenza e nelle zone più duramente colpite dallo scoppio della pandemia, molti enti sanitari sono stati costretti ad adottare misure sanitarie straordinarie per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.
Interi reparti (intere strutture in alcuni casi) sono stati temporaneamente convertiti per gestire l’ingente afflusso di pazienti affetti da Covid-19; tutte le attività e i servizi di assistenza sanitarie considerati non urgenti sono stati sospesi fino al termine della situazione di emergenza; l’accesso alle strutture sanitarie era contingentato, se non negato.
Anche nelle zone con una minore incidenza di casi, i nuovi protocolli per limitare il contagio in strutture sanitarie hanno provocato un rallentamento considerevole nell’erogazione dei servizi sanitari di base.
Oltre a una maggiore vulnerabilità fisica, l’isolamento implica un aumento della vulnerabilità psicosociale che riguarda tutta la popolazione globale e che produce fenomeni generalizzati di stress, ansia, sintomatologia depressiva, insonnia, paura.
Studi precedenti allo scoppio della pandemia hanno analizzato gli effetti negativi dell’isolamento sociale sulle persone anziane, individuando una correlazione fra la mancanza di legami e interazioni sociali e l’insorgere di sintomi di depressione e di ansia.
La pandemia ha avuto l’effetto di acutizzare lo stato di solitudine delle persone anziane, con esiti negativi sul loro quadro fisico e psicologico.

Le tecnologie digitali a supporto della salute delle persone fragili: alcuni esempi

In questa situazione critica per l’intera società e per le persone fragili in particolare sono fiorite iniziative eccellenti che hanno permesso di migliorare le condizioni di vita per le persone anziane. Vediamone insieme qualcuna:
Isidora: uno spazio su misura condiviso per le persone anziane e le loro famiglie
 Il progetto Isidora, lanciato dalla Cooperativa La Meridiana di Monza, nasce con l’intento di dare supporto agli anziani dei Centri Diurni costretti a passare il lockdown al proprio domicilio.
Si tratta di una piattaforma online accessibile tramite un mini-PC o tablet che crea un vero e proprio spazio condiviso fra la persona anziana, il personale medico, il Centro Diurno, la famiglia e i caregiver.
Dalla piattaforma la persona assistita può:
  • accedere a un canale TV dedicato che propone intrattenimento, attività cognitive e motorie da lunedì a venerdì dalle 09:30 alle 16:30;
  • comunicare con i propri cari e familiari;
  • monitorare a distanza i parametri vitali e raccogliere informazioni sanitarie;
  • restare in contatto costante con il medico di famiglia per un controllo dello stato di salute della persona.
Il progetto è nato per assistere gli anziani che hanno dovuto rinunciare a frequentare i Centri diurni della struttura, chiusi dopo lo scoppio della pandemia. Grazie alla flessibilità e utilità di questo modello assistenziale, ci sono le premesse per estenderlo anche ad altre tipologie di persone anziane, come, ad esempio, quelle affette da demenza.
Texas: televisite per combattere la depressione nelle persone anziane 
Giunge da uno dei Paesi più duramente colpiti dalla pandemia lo studio condotto dalla Steve Hicks School of Social Work dell’Università del Texas di Austin sull’efficacia della televisita eseguita da counselor volontari a supporto di persone anziane che hanno visto la loro depressione aggravarsi in seguito all’isolamento forzato.
Lo studio ha coinvolto 277 persone con un’età media di 67,5 anni. Di queste, 90 hanno ricevuto una terapia di attivazione comportamentale in video conferenza, 93 sono stati introdotti al problem solving sempre in video conferenza, 94 hanno ricevuto supporto via telefono.
Come risultato, il gruppo del problem solving in video-conferenza presentava una riduzione del 51,8% dei punteggi Hamilton Depression Rating Scores (una scala di valutazione dei sintomi depressivi), seguito dal gruppo dei partecipanti alla terapia di attivazione comportamentale (32,1%). Il gruppo di controllo che aveva ricevuto le telefonate ha manifestato il tasso di riduzione più basso (12%).
Caresses: robot di assistenza alle persone anziane dotati di Intelligenza Artificiale
Non potevano mancare applicazioni di Intelligenza Artificiale per l’assistenza alle persone anziane. Vediamo l’esempio del progetto Caresses, coordinato dal dipartimento di Informatica e Robotica dell’Università di Genova.
Caresses è un programma di Intelligenza Artificiale installato sul robot “Pepper” in grado di chiacchierare con la persona tenendo conto di specifiche peculiarità culturali, ricordarle le cose da fare, metterla in contatto con personale sanitario e familiari.
La sperimentazione di Caresses è stata condotta da febbraio a ottobre 2019 su 30 anziani in Regno Unito e Giappone.
“I partecipanti sono stati divisi in gruppi: con il robot e senza robot (cura abituale). Il primo gruppo è stato a sua volta diviso in due ulteriori sottogruppi: persone cui è stato assegnato un robot culturalmente competente o uno “normale”.
Sono stati raccolti dati all’inizio del test, al termine della prima settimana, e al termine della seconda usando questionari validati per misurare la salute fisica e mentale, la solitudine e l’attitudine positiva o negativa verso i robot”.
Al termine della sperimentazione si è registrato nel gruppo assistito dal robot un miglioramento della salute mentale, una diminuzione della sensazione di solitudine e un aumento del benessere emotivo.
In generale, è migliorata la percezione positiva verso i robot nel gruppo che ha interagito con uno.
Istituto Superiore di Sanità: un’app per prevenire il rischio di fragilità e promuovere un invecchiamento attivo
Per favorire il benessere fisico e psicologico della persona anziana, è importante promuovere un invecchiamento sano e attivo, facendo leva su temi di prevenzione ed educazione alla salute.
In linea con questi obiettivi, l’Istituto Superiore di Sanità ha sviluppato un’applicazione che aiuta il personale sanitario a individuare le persone con più di 65 anni che un alto rischio di sviluppare una condizione di fragilità.
In particolare, l’app prende in considerazioni le abitudini legate all’attività fisica dei soggetti monitorati sulla base del questionario validato a livello internazionale “Physical activity scale for the elderly” (Pase).
Le persone con uno stile di vita sedentario corrono un rischio maggiore di fragilità nell’invecchiamento e sono stati introdotti a programmi di promozione di attività fisica, con un ottimo tasso di partecipazione, nonché un miglioramento della percezione del proprio stato di salute e benessere e una riduzione dei sintomi di depressione.

Conclusioni

La pandemia da Covid-19 ha forzato la mano sul campo dell’applicazione di tecnologie digitali per la salute, i cui benefici per il cittadino sono sotto gli occhi di tutti.
L’utilizzo è stato finora frammentario e localizzato, ma la legislazione italiana sta compiendo passi importanti per normalizzare l’applicazione di queste tecnologie, rafforzando la speranza che in futuro sia possibile contemplare modelli di assistenza basati su tecnologie universali, interoperabili e utilizzate in modo capillare per assicurare un accesso equo alla cura a tutti i cittadini. 
Per quanto riguarda le fasce di popolazione con età più avanzata, l’usabilità e facilità di utilizzo di strumenti tecnologici deve essere alla base del processo di progettazione stesso.
Secondo una recente ricerca di mercato condotta da Deloitte su un campione di oltre seimila cittadini italiani ed europei, “9 italiani su 10 riconoscono l’importanza dell’innovazione e della ricerca nell’ambito Salute & Benessere (contro una media di meno di 8 rispondenti su 10 negli altri Paesi europei)” […] Di questi, più del 59% dei pensionati intervistati ha trovato le innovazioni in ambito sanitario non solo facili da usare ma anche utili.
Non dimentichiamo che la tecnologia è soltanto uno strumento; per raggiungere un reale progresso nell’assistenza alla persona fragile è innanzitutto necessario un cambio di paradigma che la riconosca come una risorsa da preservare, non più come un problema destinato a diventare sempre più pesante a causa del progressivo declino psicofisico.
Lo scenario ideale è quello in cui una persona fragile è in grado di vivere presso il proprio domicilio in sicurezza, conservando una propria autonomia e indipendenza e rimanendo inserita nella propria comunità.
Questo scenario ideale rappresenta l’obiettivo dell’approccio “Aging-in-place”: invecchiare bene a casa propria. Questo concetto merita un articolo a sé, in quanto esistono diverse realtà che si occupano del benessere delle persone fragili al loro domicilio.  
Ti lascio per iniziare il riferimento al progetto “Place4Carers” coordinato dall’HUB di EngageMinds dell’Università Cattolica, finalizzato a “co-generare, sviluppare e implementare un nuovo servizio sociale e di comunità per gli assistenti familiari di cittadini anziani nella remota area rurale di Vallecamonica”. Puoi guardare il video qui:
Ti ringrazio per aver letto l’articolo.
La strada verso una Sanità più efficiente ed inclusiva non può prescindere dalla diffusione di una cultura basata sul confronto e sulla condivisione.
Per questo, condividi liberamente il tuo pensiero: quali sono gli scenari futuri più plausibili nel mondo dell’assistenza alle persone più fragili? Conosci altri modelli di assistenza o casi di utilizzo di tecnologie digitali per persone fragili?
Grazie e alla prossima! 

Autore: Valentina Motta

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Referenze:

1. Istituto Nazionale Di Statistica ISTAT, Grafici Interattivi Sui Decessi, 27 Gennaio 2021, https://Www.Istat.It/It/Archivio/241428

2. Debanjan Banerjee, Mayank Rai, Social isolation in Covid-19: The impact of loneliness, International Journal of Social Psychiatry, 29 aprile 2020, https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0020764020922269

3. Ruggiero Corcella, Covid-19 e anziani: nasce «Isidora», città digitale di assistenza e cura, Il Corriere, 14 dicembre 2020, https://www.corriere.it/salute/ehealth/20_dicembre_14/covid-19-anziani-nasce-isidora-citta-digitale-assistenza-cura-8746a09a-3dfe-11eb-9065-1ec87c08befd.shtml