La digitalizzazione sanitaria ha portato, nel campo medico una vera e propria rivoluzione, partendo dalla diagnosi delle malattie fino alla cura delle stesse, aumentando di molto l’aspettativa di vita dei pazienti. Questo, tuttavia, ha richiesto anche agli Operatori sanitari l’acquisizione di nuove competenze di natura tecnica e la formazione continua non solo in campo medico, come avveniva fino a quel momento, ma anche nel campo informatico.

Ad esempio, l’NHS, l’Agenzia Inglese della Sanità, si è interrogata sull’eventualità di introdurre nel piano di studi dei futuri medici, moduli dedicati alla conoscenza della programmazione. Sempre l’NHS, in un altro report, ipotizza che i medici faranno sempre più parte dei processi di sviluppo di prodotti digitali (legati al mondo dell’healthcare) all’interno delle aziende private.

Anche in Italia ci sono delle sperimentazioni in tal senso. Ad esempio, il Politecnico di Milano, in collaborazione con Humanitas University, ha istituito un corso di Laurea chiamato MEDTECH school in cui si fa convergere la laurea Ingegneristica in quella di Medicina e Chirurgia.

In Italia collaborazioni o iniziative di questo tipo sono molto limitate o addirittura impossibili da attuare. Il doppio titolo non è conseguibile contemporaneamente in due atenei, o fai medicina o fai Informatica e conseguirli entrambi richiede un tempo molto lungo.

In Italia, in un ospedale pubblico, per lavorare a titolo volontario, bisognerebbe creare un protocollo clinico, richiedere il consenso per l’uso dei dati e aspettare la risposta dalla commissione etica riguardo il progetto.

Tra le diverse proposte troviamo: Molecular and Computational Biology, Medical Genetics, Machine learning e Artificial Intelligence.

Nel settore privato poi non è raro trovare inserzioni di lavoro dove sono richieste sia competenze in ambito medico, ottenibili quasi esclusivamente attraverso una laurea in medicina ed esperienza lavorativa in corsia, che competenze di tipo tecnico, sia per fare attività di sviluppo di soluzioni digitali che di promozione delle soluzioni esistenti.

Negli Stati Uniti, la Canergie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania (Stati uniti) ha istituito un corso di laurea in medicina dove è presente una forte componente tecnologica e scientifica.

La loro idea consiste nell’ ”attrezzare” i medici di domani con gli strumenti tipici degli scienziati, e cioè il problem solving, la sintesi ed il pensiero critico. Di fatto è come se fossero due corsi di laurea in uno (infatti vengono rilasciati sia il titolo di ingegnere che di medico).

Nella Silicon Valley (San Francisco) invece, avviene un processo completamente opposto: i dottori, committenti di soluzioni digitali in ambito medico richiedono sempre più agli sviluppatori software di spendere tempo in corsia, proprio per acquisire conoscenza di dominio in campo medico. Brandon Ballinger a titolo volontario ha speso mesi lavorando a contatto con dottori, per poi creare la sua azienda, Cardiogram, che riconosce in anticipo le malattie cardiovascolari tramite i dati dei customer wearable.

Un’ Analytics Analyst con triennale in Economia, master in marketing musicale e master in Biologia, tramite Tableau, ha visualizzato gli effetti del Coronavirus su ogni organo.

I medici sono in crisi a causa della troppa tecnologia che entrando nel settore sanitario modifica il paradigma del rapporto medico-paziente. Il paziente social-smart, si fa una idea della propria patologia e accede ad una seconda opinione riguardo ad essa, scambiandosi pareri tra persone con lo stesso problema. Secondo uno studio del 2016 ha dimostrato che in media i medici passano due ore davanti al computer per ogni ora trascorsa con il paziente.

Diversi specialisti sempre nello studio hanno evidenziato livelli impressionanti di burnout, la discriminante era proprio la quantità di tempo trascorsa davanti al computer.

Ma può davvero un medico essere messo a programmare invece di fornire ai programmatori competenze mediche?

La mia conclusione è che non è la via migliore. Medici e Sviluppatori non parlano la stessa lingua a causa della propria mindset che porta talvolta ad un problema di comunicazione.

Così come vengono fornite conoscenze tecniche ai medici di domani, senza ostacoli di ingresso ed ammissione ai corsi informatici o introducendo moduli nei piani didattici, bisognerebbe fornire competenze mediche agli informatici facendoli collaborare con i medici, creando percorsi universitari doppi o permettere la partecipazione ai convegni o corsi di formazione.

Autore: Federico Nastasi

Referenze:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6450476/

https://www.zdnet.com/article/doctor-developer-the-nhs-plan-to-create-a-new-generation-of-high-tech-healthcare-experts/

https://engineering.cmu.edu/news-events/news/2018/05/07-doctor-engineer-hpp.html

https://public.tableau.com/profile/cafecitoviz#!/vizhome/COVIDGenes/CoronavirusGenes

https://www.agendadigitale.eu/sanita/medici-in-crisi-troppa-tecnologia-serve-un-nuovo-approccio/

http://atulgawande.com/articles/